Unicum

Nello sviluppo e lungo i successivi raggiungimenti della poetica di Gabriella Crespi, vi sono particolari pezzi d'arredo e oggetti svincolati dall'appartenenza ai vari ambiti tematici esperiti dall'artista-designer, i cosiddetti "Unicum". Tra questi spiccano i famosi "Caleidoscopi" (1970) che, emettendo grafiche trame di riflessi di luce, creano atmosfere di grande suggestione, la lineare sedia pieghevole "Jacaré" (1975), in cuoio e ottone, che prende nome da un caimano amazzonico di media stazza, e il sacrale volume del tavolo "Ara" (1979) in massello di cedro del Libano. Lo scrittoio "Z" in lamina di ottone del 1974, prende nome dai montanti affrontati, caratterizzati appunto dalla forma dell'ultima lettera dell'alfabeto. Decisamente scultorei il vaso "Tronco", ancora del 1974, in bronzo lavorato a cera persa che simula un piccolo tronco incavato, come quello degli eleganti contenitori da pennelli calligrafici cinesi e giapponesi, e la bellissima "Maternità" del medesimo anno, anch'essa in bronzo a cera persa, che, come racconta Gabriella Crespi, è uscita all'improvviso dalla materia mentre aveva in mano un pezzo di creta, quasi dettata da un impulso creativo del tutto autonomo, da un'immediata ispirazione dell'anima.
 
 
 
 
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